Perché la cannabis è MEGLIO LEGALE

Si chiama Meglio Legale ed è la campagna che ha l’ambiziosa obiettivo di affrontare il tema della legalizzazione della cannabis nel nostro Paese, superando pregiudizi e vecchie leggende metropolitane. Perché, si sa, parlare di legalizzazione in Italia è davvero difficile. Un esempio? Con una frase, soltanto poche settimane fa, l’Onorevole Maurizio Gasparri ha sintetizzato la chiusura totale della destra italiana sull’argomento e la difficoltà di avere una discussione seria, costruttiva ed efficace. Rispondendo al Movimento della Sardine, che avevano ‘osato’ accennare alla possibilità di una legalizzazione, ha detto: “In Italia la cannabis non sarà mai legale”. Nette, senza appello e superficiali: le parole di Gasparri non sono altro che l’ennesimo schiaffo a chi con la cannabis ci vive. Pensiamo ai malati, ai commercianti, agli agricoltori. 

Nonostante questo clima ostile, Meglio Legale, lotta contro questa logica chiusa e provinciale. E, con l’aiuto di 30 associazione di categoria (fra cui BeLeaf Magazine) si batte affinché la legalizzazione della cannabis nel nostro Paese sia una realtà e che si accompagni ad una decriminalizzazione dell’uso delle altre sostanze. È un progetto che coinvolge parlamentari e medici, imprenditori e avvocati, giornalisti e semplici cittadini per aprire un dibattito serio e responsabile sul tema. Un dibattito che, lo ripetiamo, non c’è davvero mai stato. Altrove invece, pensiamo agli Stati Uniti, parlare di depenalizzazione non è più tabù: i benefici, anche economici, sono troppo evidenti per essere ignorati.

Ma qui, invece, la strada è ancora lunga e tortuosa; per questo Meglio Legale ha affiancato alla sua storica battaglia anche la necessità di inserire subito nel nostro ordinamento anche la possibilità di autocoltivare cannabis in casa propria. Una necessità data da un’evidenza: nel 2019 le sezioni penali unite della Cassazione avevano stabilito che non costituisce reato la coltivazione domestica di cannabis se segue certe condizioni. Ora è tempo che questa indicazione diventi legge: per questo è partito un appello al Presidente Mario Perantoni e a tutti i membri della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati per chiedere che sia tenuto in considerazione, in vista delle proposte di legge di modifica dell’articolo 73 del Testo unico stupefacenti, il tema dell’autoproduzione di cannabis. La risposta dei parlamentari è timida, ma c’è. Esponenti di 5 partiti diversi (Partito Democratico, 5 Stelle, Italia Viva, Più Europa/Radicali ed Eco) si sono dichiarati, con posizioni diverse, favorevoli alla possibilità di coltivare cannabis.⁣ In Commissione Giustizia i Parlamentari di questi gruppi hanno i numeri per approvare la proposta di legge per la legalizzazione della coltivazione di cannabis: ⁣e noi vogliamo sperare che sia proprio questa la legislatura che vedrà fare dei passi avanti, almeno in questo senso.

La riapertura della discussione in Commissione Giustizia è sicuramente un primo passo nella direzione giusta.

Per dare più forza alla lotta, da circa un anno è poi partita una grande campagna di disobbedienza civile:  #iocoltivo.eu. Uniche regole: essere maggiorenne, coltivare una sola pianta ed essere disponibili a rendere pubblico l’eventuale svolgimento dell’iter giudiziario. 

Il tema è attualissimo ed ha ricevuto una spinta anche dal procuratore antimafia Cafiero de Raho, secondo il quale “la coltivazione ad uso personale ridurrebbe la necessità per il consumatore di droghe leggere di rivolgersi alla manovalanza criminale, togliendo alla criminalità organizzata una fetta di mercato”. Non un aspetto da poco che si aggiunge ai tanti benefici che l’autocoltivazioe potrebbe apportare al nostro sistema giudiziario. Le conseguenze concrete sarebbero: svuotare le carceri dalle persone che necessitano di un trattamento per la propria dipendenza; liberare forze dell’ordine e tribunali da inutili procedimenti; separare il mercato delle droghe leggere da quello delle droghe pesanti, permettere anche a chi fa un uso terapeutico di potersi curare. 

L’aspetto medico è un tema che ci sta particolarmente a cuore. Sappiamo che la scarsità di materia prima porta innumerevoli problemi a chi con la cannabis si cura o attutisce i propri dolori o effetti collaterali. Il pensiero non può non andare a Walter De Benedetto, paziente affetto da artrite reumatoide, che, dopo aver chiesto per anni un aumento della cannabis che gli veniva prescritta ha iniziato a coltivarla facendosi aiutare da un amico. Entrambi ora rischiano il carcere per un reato che non c’è. Per una gigantesca ingiustizia.

Sappiamo che combattere i pregiudizi è un percorso lungo. Ma noi ci siamo e chiediamo anche a te di esserci. Firma l’appello online sul sito iocoltivo.eu. Diventa anche tu il cambiamento.

Aricolo originale su BeLeaf Magazine

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