Charas in India

Gawan, India. Eravamo in viaggio da quasi un mese in zone che raramente vengono visitate da occidentali, così avevamo fatto l’abitudine alla curiosità degli abitanti dei vari paeselli che via via incontravamo sul nostro percorso: quattro bresciani non devono capitare tutti i giorni da quelle parti e noi eravamo sempre in cerca di qualcosa, tanto di una strada quanto di un posto dove poter dormire, che forniva lo spunto per uno scambio a quattr’occhi.

Arrivati a Gawan, circa a 100 km ad est di Nuova Delhi, gli abitanti del villaggio ci accompagnarono al tempio di ​​Hari Baba Bandh Dham, dicendo che lì avremmo trovato ospitalità. Guidati da un guercio in mutande, arrivammo al posto designato dopo circa un’ora di cammino attraverso campi di grano verdissimi.

Il grande complesso induista accoglie una comunità di circa un centinaio di “Baba” e uomini di ogni età che hanno scelto di vivere lì. Noi siamo stati accolti da una decina di individui con dell’acqua e del Chai, ovvero tè con latte speziato. Poi, dopo aver steso un grosso tappeto polveroso, i nostri ospiti hanno iniziato a preparare un cyloom, prima di erba e poi, a seguire, di charas.

Nonostante la cannabis e i suoi derivati siano ufficialmente proibiti dallo stato indiano, il loro utilizzo è molto diffuso e radicato nelle tradizioni dei locali.

Ci fermammo lì alcuni giorni e una mattina, mentre fumavo con loro, chiesi a un giovane Baba da dove provenisse tutta quella “abbondanza”. Disse qualcosa in hindi a due suoi amici dopo aver riso mi fecero segno di seguirli.

Dopo circa mezz’ora di cammino, arrivammo in un campo pieno di piccole piante di canapa. Allora mi spiegarono ogni gesto: da come dovevo tenere le mani per prendere la parte alta pianta – stando attenti a prendere le cime più mature così da ottenere la resina migliore – a come strofinarla. Pianta dopo pianta, lo strato di charas sulle nostre mani diventava sempre più spesso. Poi questo, strofinando il pollice sul palmo, si fa cadere sopra un telo di lino dove viene amalgamato: per ricavare una pallina di un paio di grammi, abbiamo lavorato in 4 per circa venti minuti.

A quel punto siamo tornati nel giardino dell’hashram: lì un Baba, arrotolando varie foglie di palma, ha costruito un cyloom perfetto, che abbiamo fumato insieme.

Testo e foto di Gianluca Checchi

Articolo originale su Dolce Vita Online

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